giovedì 21 ottobre 2010

Asklepios e Telesphoros

                                                                 Asklepios e Telesphoros

1 commento:

  1. "Sulla faccia frontale, nella struttura naturale della pietra, vidi un piccolo cerchio, una specie di occhio che mi guardava. Lo scolpii nella pietra, e nel centro vi feci un piccolo homunculus. È la pupattola, che corrisponde alla pupilla dell'occhio, una specie di Cabro, o il Telesforo di Esculapio. È avvolto in un mantello col cappuccio e porta una lanterna, come si vede in diverse riproduzioni antiche. E allo stesso tempo è anche uno che indica il cammino. Gli dedicai alcune parole che mi erano venute in mente durante il lavoro. L'iscrizione è greca, e questa è la traduzione:

    Il tempo è un fanciullo - che gioca a dadi - il regno del fanciullo. Questi è Telesforo, che vaga per le oscure regioni del cosmo, e dal profondo, risplende come una stella. - Indica la via alle porte del sole e alla terra dei sogni.

    Queste parole mi venivano - una dietro l'altra - mentre lavoravo alla pietra. Sulla terza faccia, quella prospiciente il lago, lasciai, per così dire, che fosse la pietra stessa a parlare, in una iscrizione latina. Si tratta più o meno di citazioni da testi di alchimia. Eccone la traduzione:

    Sono un orfano, solo; eppure mi trovo dovunque. Sono Uno, ma opposto a me stesso. Sono giovane e vecchio al tempo stesso. Non ho conosciuto né padre né madre, perché hanno dovuto trarmi dal profondo come un pesce. O perché sono caduto dal cielo come una pietra bianca. Vago per boschi e monti, ma sono nascosto nell'intimo dell'uomo. Per tutti sono mortale, eppure il mutare dei tempi non mi tocca.

    Alla fine, sotto il detto di Arnaldo di Villanova, scrissi in latino le parole: "A ricordo del suo settantacinquesimo compleanno C. G. Jung fece e pose per gratitudine nell'anno 1950."

    C.G.Jung,Ricordi sogni riflessioni,p.275

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