lunedì 22 dicembre 2008

La rivista araba che parla di sesso

Corriere della Sera 16.12.08
Joumana Haddad. Una poetessa libanese lancia il periodico «Corpo»
La rivista araba che parla di sesso
di Viviana Mazza

Il caso Attesa e insulti per un nuovo trimestrale edito in Libano
«Corpo»: la rivista araba che spezza gli ultimi tabù
Feticismo e sesso orale tra i temi del primo numero
Ideatrice e direttrice Joumana Haddad, 38 anni, poetessa e giornalista libanese cattolica

C'è grande attesa per il primo numero di Jasad, «Corpo»: sulla copertina della rivista trimestrale libanese vietata ai minori (a sinistra) spicca un corpo di donna avvolto in un drappo rosso. La «J» disegnata come una manetta aperta «si riferisce alla necessità di spezzare i tabù», spiega la direttrice, la poetessa Joumana Haddad, 38 anni (qui sopra). Sesso orale e omosessualità fra i temi degli articoli del primo numero.

«Era una giornata di primavera che improvvisamente divenne molto più calda. Lei indossava dei collant di nylon con scarpe basse leggere e, all'aumentare della temperatura, mi annunciò che non li sopportava più. Ci allontanammo dagli sguardi curiosi, rapidamente si tolse i collant e ricordo ancora il momento esatto in cui i suoi piedi furono denudati, liberi dal loro involucro nero trasparente...». Così Ibrahim Farghali, scrittore egiziano, si confessa feticista del piede in un articolo che apparirà questa settimana sul primo numero di una rivista in lingua araba edita in Libano.
Sulla copertina nera spicca un corpo di donna avvolto in un drappo rosso. In alto, la scritta Jasad, corpo. La «J» è disegnata come una manetta aperta. Non è un invito al sado-maso, ma «si riferisce alla necessità di spezzare i tabù», spiega l'ideatrice e direttrice, Joumana Haddad, 38 anni, poetessa e giornalista libanese cattolica. Nonostante la copertina ricca di metafore, Jasad è un tentativo di chiamare le «cose del corpo» col loro nome, in arabo. Oggi nella lingua araba, non appena si parla di corpi, «si annega in un mare di metafore », spiega Haddad, che parla 7 lingue, tra cui la nostra, ed è in Italia per curare il suo primo libro di poesie in italiano, Adrenalina (Edizioni del Leone; uscirà in primavera). «Per il pene usano la parola colonna. Clitoride non si può dire. Per l'organo femminile ci sono più di 100 parole, tutte di letteratura, di grande bellezza. Ma non siamo abituati a pronunciarle, solo nella nostra testa o a voce bassa. Un'amica mi ha detto: preferisco leggerti in inglese, quando ti leggo in arabo ho paura del peso delle parole».
Sesso orale, omosessualità, cannibalismo sono tra i temi trattati nei 50 articoli del primo numero, firmati da scrittori arabi, la maggior parte musulmani.
Jasad è un trimestrale, vietato ai minori. L'attesa è grande. «O Signore, fa che sia in vendita in Giordania», scrive un lettore sul sito di Al Arabiya. Sarà venduto in edicola e libreria a Beirut, inviato per corriere in Medio Oriente e Maghreb. Gli abbonati sono centinaia. Ma ci sono anche giudizi negativi (e insulti per Haddad). Alla fiera del libro di Beirut, membri del partito sciita Hezbollah hanno tentato di chiudere lo stand di Jasad. L'Arabia Saudita ha bloccato il sito web della rivista. «Ma è il paese con il più alto numero di abbonati ».
Haddad va avanti. « Jasad è una rivista di cultura in cui si tratta del corpo, non solo nella dimensione erotica, ma anche in quella sociale, etica e linguistica », spiega. A quella erotica è dato molto spazio anche perché «è stata rubata agli arabi». A chi la accusa di copiare gli occidentali, consiglia di leggere Il giardino profumato di Nafzawi e i testi non censurati de Le mille e una notte. «E ho trovato dei testi in arabo del secolo X e IX che farebbero arrossire lo scrittore occidentale più osceno. La scrittura araba parlava del corpo con una bellezza e una facilità che si è persa». Perché? «Una ragione è il potere gradualmente più grande della religione sulla nostra vita». Non si riferisce solo all'Islam. «Sono cresciuta in una famiglia molto tradizionalista, con un padre che se avesse immaginato quello che avrei fatto si sarebbe buttato dal terzo piano». Ma oggi papà è al suo fianco.

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