martedì 8 dicembre 2009

Grande è la Diana degli Efesini

Grande è la Diana degli Efesini

L'antica città greca di Efeso, in Asia Minore (a questo proposito dobbiamo dichiararci grati alla nostra archeologia austriaca per l'esplorazione delle sue rovine) era particolarmente celebrata nell'antichità per il magnifico tempio dedicato ad Artemide (Diana). Gli invasori ionici, forse nell'ottavo secolo avanti Cristo, conquistarono la città, che da tempi remoti era abitata da popoli di razza asiatica, e quivi trovarono il culto di un antica dea madre, il cui nome era probabilmente Oupis e che fu da loro identificata con Artemide, divinità della loro patria di provenienza. Gli scavi hanno dimostrato che, nel corso dei secoli, parecchi templi furono eretti nello stesso luogo in onore della dea. Il quarto di questi templi è quello che fu distrutto dal fuoco appiccato dal folle Erostrato, nel 356, la notte stessa in cui nasceva Alessandro Magno. Il tempio fu ricostruito, più bello del precedente. La metropoli commerciale di Efeso, con il suo affollarsi di sacerdoti, maghi e pellegrini, con le sue botteghe, ove erano posti in vendita amuleti, ricordi ed ex-voto, potrebbe essere paragonata alla attuale Lourdes.
La dea greca Artemide (di cui il tempio a Corfù a lei dedicato sembra essere il primo edificio sacro costruito in pietra) inizialmente era adorata come dea madre, identificata in questo dalle sue numerose mammelle (anche se per alcuni studiosi potrebbe trattarsi di uova o comunque di contenitori formati da vesciche di animale). Presso i romani Artemide era identificata in Diana, una dea dei boschi ma anche dea della fertilità, e una copia della Artemide di Efeso era pure situata nel santuario sull'Aventino, a Roma.

Verso il 54 d.C. l'apostolo Paolo passò diversi anni ad Efeso, ove predicò compiendo dei miracoli, trovando un largo seguito tra la popolazione. Perseguitato ed accusato dagli Ebrei, si staccò da questi, fondando una comunità cristiana indipendente. In seguito al diffondersi della sua dottrina, vi fu un calo del commercio degli orafi, che solevano fabbricare ricordi del luogo sacro (figurine di Artemide e modellini del tempio) per i fedeli e i pellegrini, che venivano da tutte le parti del mondo. Paolo era troppo rigido per tollerare che l'antica divinità sopravvivesse sotto diverso nome, per ribattezzarla come avevano fatto i conquistatori ionii con la dea Oupis, per cui i devoti artigiani e artisti della città cominciarono a sentirsi preoccupati per la sorte della loro dea e anche per quella dei loro guadagni. Si ribellarono e, al grido senza fine ripetuto, di «Grande è la Diana degli Efesini», sciamarono lungo la via principale, detta "Arcadiana", fino al teatro, dove il loro capo, Demetrio, pronunciò un discorso infuocato, contro gli Ebrei e contro Paolo. Le autorità riuscirono con difficoltà a sedare il tumulto con l'assicurazione che la maestà della dea era intoccabile e fuori della portata di qualsiasi attacco (Atti, XIX). La chiesa, fondata da Paolo a Efeso, non gli rimase fedele a lungo. Cadde sotto l'influenza di un uomo chiamato Giovanni, la cui personalità è stata un serio problema per gli studiosi. Potrebbe trattarsi dell'autore dell'Apocalisse, che abbonda in invettive contro l'apostolo Paolo. La tradizione lo identifica con l'apostolo Giovanni, al quale si attribuisce il quarto Vangelo. Secondo questo libro, quando Gesù era sulla croce gridò al discepolo favorito, accennando a Maria: "Ecco tua madre!", e da quel momento Giovanni prese Maria con sé. Quindi, quando Giovanni andò a Efeso, Maria lo accompagnava. Di conseguenza, a Efeso, accanto alla chiesa dell'apostolo, fu eretta la prima basilica in onore della dea madre dei cristiani. La sua esistenza è attestata fin dal quarto secolo. E allora la città ebbe di nuovo la sua magnifica dea e, salvo il nome, scarsi furono i mutamenti. Anche gli orefici ripresero il loro lavoro, consistente nel fabbricare modelli del tempio e immagini della dea per i nuovi pellegrini. Però la funzione di Artemide, espressa dall'attributo Kourotrophos (che alleva i figli) fu assunta da Sant'Artemidoro, protettore delle donne in travaglio.

Le numerose coincidenze delle feste cristiane con quelle pagane evidenziano il processo di assorbimento compiuto dalla Chiesa nei confronti dei suoi rivali (certamente vinti ma ancora pericolosi).

Poi venne la conquista della città da parte dell'Islam, e, infine, la rovina e l'abbandono, dovuti al fatto che il fiume, lungo il quale sorgeva, fu soffocato dalle sabbie. Ma nemmeno allora la magnifica dea di Efeso abbandonò le sue pretese. Ai nostri giorni essa è apparsa in una città della Vestfalia, come una santa vergine, ad una devota fanciulla tedesca, Katharina Emmerich. Essa le ha descritto il viaggio ad Efeso, l'arredamento della casa in cui era vissuta ed era morta, la forma del suo letto, e via dicendo. Sia la casa che il letto sono stati effettivamente ritrovati, esattamente quali la vergine li aveva descritti, e ora sono nuovamente meta di pellegrinaggi di fedeli.

Newton Compton editori in:
S. Freud, Totem e Tabù
Roma, 1970 IX edizione gennaio 1985
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nota: nel disegno, L'Artemide di Efeso

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